LA SUPERFICIE DELLE COSE

All’epoca, contrariamente alla maggior parte degli scrittori, desideravo nascondermi, e firmai il romanzo con uno pseudonimo: l’anonimo genovese. Il nome era ben scelto, perché la maggior parte dei personaggi, nella Superficie delle cose, sono appunto anonimi: persone senza alcuna importanza sociale.
Tu vorresti emergere: ma la società, cioè gli uomini che ti circondano, ti respinge nell’anonimato e allora ti adegui al suo volere mascherandoti.
La narrazione si svolge per mezzo di lettere, inviate da un disoccupato, Andrea Calvari, ad una sua amica francese. Qui la forma si fonde opportunamente con il contenuto perché il tema del romanzo è la mancanza di contatto. La lettera arriva infatti da lontano, come il messaggio sul telefonino. Pur essendo piena di buoni sentimenti, la lettera è fredda perché in essa le sensazioni sono assenti: manca il corpo fisico dello scrivente, il suo calore.
Si potrebbe definire Andrea Calvari come un recluso a piede libero. Egli è l’anticipatore del precario moderno. Come disoccupato cronico, conosce la libertà dei movimenti: può spostarsi, uscire nelle strade del centro storico di Genova, ma vi esce per niente. Poiché il denaro gli è negato, il nulla si spalanca davanti ai suoi passi. Andrea è anonimo: non conta nulla, non può dominare su nulla, il nulla è l’unico amico dei suoi giorni insieme all’impedimento.
Tuttavia Andrea Calvari non è un decadente. Non si rassegna facilmente. È come ispirato dall’idea del contatto. Si mette in rapporto con gli oggetti di casa, li tocca, entra in vibrazione con loro: si sente vivo. Capisce che tutto l’esistente non è altro che una rete di relazioni, di nessi, di collegamenti. Di rapporto in rapporto conoscerà l’amore e sarà felice.
Ma quando tenta di comunicare la propria scoperta ai suoi concittadini, Càlvari si trova di fronte ad un muro che impedisce ogni comunicazione: nessuno condivide il suo entusiasmo. Come la proprietà legale delle cose, anche la felicità è nel nostro mondo un fatto privato.


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Lettera del 12 dicembre 19..

Lettera del 16 dicembre 19..