
I
Nella società
industriale aumentano vertiginosamente i conflitti familiari.
La vita in comune diventa più difficile e l’individualismo
aumenta. Si direbbe che ciascuno voglia fare alla propria maniera, mal
tollerando le caratteristiche dell’altro. Molti di questi dissidi
vengono sopportati con silenziosa fatica dai componenti della famiglia,
che si sottopongono a gravi tensioni pur di non abbandonare la situazione.
Una delle forme che assume il conflitto familiare è l’attrito
che si forma tra la figlia e la madre. Esso ha le sue basi psichiche
nel famoso complesso di Elettra speculare al complesso di Edipo), per
cui la bambina - verso i 4/5 anni di età – ama il padre
e si concepisce come rivale della madre, che ella vorrebbe inconsciamente
spodestare per prenderne il posto. Nella fase puberale il dissidio viene
riattivato dalla pressione ormonale della crescita.
In molti casi si arriva ad una guerra fredda, fatta di sprezzanti silenzi
o di aggressioni verbali. I rimproveri sono allora all’ordine
del giorno: molto spesso la giovane figlia giudica severamente la madre,
arrivando all’insulto permanente.
A quanto è possibile appurare, la Gestalt mette in luce due fattori
eziogenitici: a) l’influenza della società sui giovani;
e b) la percezione dei genitori come ruoli: non veramente come persone.I
due fattori sono intimamente collegati tra di loro.
a) Vediamo il primo fattore. La società di mercato nella quale
vivono tutti gli uomini del pianeta, è unicamente basata su criteri
materialistici. Basta osservare cinque minuti di pubblicità alla
TV: ciò che conta è introdurre nel corpo ogni sorta di
bevande e di alimenti, presentati attraverso l’arte della seduzione
e del convincimento; abbigliarsi in modo da sedurre; truccarsi le labbra,
le unghie; spalmare il corpo di creme; acquistare automobili ecc. La
Merce è al primo posto. Nella pubblicità l’uomo
è totalmente subordinato alla Cosa che propaganda, la persona
ottiene risultati (ride, è felice) solo grazie alla Merce.
L’asfissiante pressione della pubblicità sui giovani mira
a farne la parte portante del sistema, proprio perché sono i
più giovani, che per lunghi decenni avranno un ruolo attivo (si
spera) nella società. Si mira a farne degli individui, scollegati
da ogni senso di comunità o collettività. Si vuole anche
farne degli individui competitivi, che si adeguino alla perfezione alle
esigenze dell’attuale modo di produzione. Si desidera che abbiano
il senso del possesso personale, della vittoria, del successo, della
riuscita con l’aiuto di simboli esteriori: automobile, casa e
doppia casa, abbigliamento di prestigio, gioielli, orologi di marca
ecc. Si alimenta il senso di superiorità verso altre persone,
altre razze, altre religioni, altri stili di vita.
Per un adolescente che si affaccia per la prima volta alla vita di adulto,
e che abbia una sensibilità non corrotta dall’establishment,
questa interpretazione appare gravemente deludente e vuota di ideali,
che a quell’età sono fortissimi. Nell’adolescente
si formano slanci di cuore, pulsioni corporee, curiosità intellettuali,
desiderio di conoscere il mondo e le sue possibilità. Si affacciano
i primi interrogativi sulla vita e sulla morte, sul futuro e sulle proprie
capacità di rispondere alle sollecitazioni che vengono dall’esterno.
Ma proprio allora la società appare all’adolescente come
un coacervo di interessi mercantili e meschini, che poco soddisfano
le sue attese psicologiche e spirituali. Si forma una delusione. I genitori
sono ritenuti responsabili di aver scaraventato il figlio o la figlia
in un mondo così povero, dove le relazioni umane sono improntate
all’indifferenza, al cinismo e comunque alla mancanza di collaborazione.
La ragazza incomincia a incolpare la madre che l’ha partorita:
è lei la fonte di tutti i guai.
b) La società di mercato ha sviluppato in modo straordinario
la possibilità di procurarsi i beni di consumo con una certa
facilità. Basta essere in possesso del denaro per procurarseli,
per cui il denaro diventa il valore che sovrasta ogni altro. Dal canto
suo il supermercato, che rappresenta il tempio della nuova religione
consumista, è organizzato affinché la scelta delle Merci
avvenga con la massima facilità. Tutto deve esservi semplice,
facile, immediato. È sufficiente allungare una mano, e la Cosa
desiderata si trova nel tuo palmo, subito: come lo desideravi.
Nel Supermercato si impara inoltre che le Cose hanno prezzi differenti.
La Cosa che costa di più, vale di più. Nelle Cose esiste
una gerarchia come tra gli uomini. La mamma invece non costa nulla:
i suoi servizi sono dati gratuitamente. Se ne può concludere
che secondo la “moralità” del supermercato i servizi
della mamma valgono ben poco.
La ragazza che assorbe i valori mercantili di competizione, di vittoria
e di dominio sull’altro, di indifferenza per l’aspetto morale
delle situazioni, sente di avere molti argomenti contro l’antica
rivale edipica. La mamma non è una persona, con un suo cuore,
una vagina, dei gusti, delle necessità: è un ruolo. Ossia,
secondo la visione della figlia consumistica, la madre è, deve
essere e rimanere, una erogatrice di servizi: una specie di cameriera
che soddisfi ogni necessità al momento dovuto, con modi garbati
e senza proteste sindacali, rimanendo sempre a disposizione, ma che
si può licenziare quando non è gradita. In questa prospettiva
l’adolescente (ma anche la figlia adulta!) ha le stesse attese
di una bimba di tre anni.
Le Cose si agitano intorno agli uomini. Sono diventate i personaggi
più importanti sul palcoscenico della vita quotidiana. Dichiariamo
morta l’epoca dei rapporti umani: tali relazioni sono sostituite
da rapporti meccanici tra Cose, o per essere più esatti da rapporti
tra un individuo volitivo ed un Oggetto, la Madre, che è tenuta
a rimanere eternamente a disposizione, per il contratto stipulato al
momento del concepimento.
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